martedì 3 febbraio 2015

Roma, ok Doumbia e Ibarbo ma Spolli?

Fine calciomercato. La Roma corre ai ripari dopo un Gennaio disastroso.
La medicina Sabatini porta a Roma tre giocatori: Doumbia, Ibarbo, Spolli.
Andiamo ad analizzare i nuovi arrivati...

Doumbia entra ed esce Destro, nuove motivazioni, giocatore forse più adatto alle direttive di Garcia e vien subito da pensare alla pericolosità dei due ivoriani innestati da uno come Totti... sebbene Destro sia un rapace d'area e, a mio avviso, ci pentiremo di questa cessione l'ultimo dei Seydou mi piace e anche Tanto!

Ibarbo entra, ed esce Kiss Kiss Borriello... ERA ORA! Insomma prendere soldi e stare li ad occupare un posto non è proprio utile alla causa romana. Victor dalla sua porta grande velocità anch'esso (il mio sogno è vedere il tridente con ibarbo-gervinho-doumbia) che con l'infortunio di iturbe diventa fondamentale per scardinare le difese, come quella dell'Empoli, con tutto il rispetto per i primavera subentrati.

Reparto arretrato, Spolli arriva, l'usato sicuro, in teoria...
La difesa quest'anno soffre, non ci sono più gli automatismi dell'anno scorso, e forse anche qualitativamente il livello si è abbassato. Manolas è l'unico che riesce a giocare a certi livelli con costanza,

insieme alla sorpresa Holebas. Si sono cercati a lungo difensori di spessore (Chiriches, Kaboul...) senza successo e alla fine arriva Spolli... Per me un pessimo acquisto dal punto di vista del costo, tecnico e della prospettiva futura: il Milan ha comprato Paletta a 1Mln e noi ne spendiamo 3 per spolli tra prestito e riscatto??? SANTO GALLIANI. Avrebbe avuto più senso dare fiducia ad un giovane di prospettiva come Somma. Ma in Italia ragioniamo così... meglio un argentino che non gioca manco in serie B che un giovane talento ITALIANO.

Detto questo vi saluto, alla prossima e sperando che, dopo questo brutto febbraio, Nicolàs mi contraddica!!

sabato 24 gennaio 2015

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martedì 20 gennaio 2015

Roma, Garcia e la vittoria. Cosa non va?

Garcia: "Vinceremo lo scudetto". Queste sono state le parole del tecnico francese al termine del match, tanto discusso, disputato a Torino tra Roma e Juventus. Le aspettative, dopo l'anno scorso, sono aumentate nei confronti dei giallorossi. La rosa è stata migliorata, il tecnico dopo il primo anno di ambientamento conosce bene trigoria e i suoi allievi e allora cosa manca a questa squadra ancora? Senza dubbio qualche innesto di valore, soprattutto nella zona laterale della difesa, farebbe molto comodo ma la sensazione è che la squadra in certi momenti non abbia più la cattiveria e la fame che l'ha contraddistinta nella scorsa stagione. Troppi punti si stanno perdendo a dispetto di una corazzata, quella juventina, che continua a vincere e stravincere.

Il potenziale nella squadra di Garcia c'è, i giocatori attuali sono di ottimo livello ma nelle ultime partite comincia a vedersi e si rende sempre più pesante l'assenza della furia nera, Gervinho. La profondità e i tagli che il giocatore africano è in grado di dare sono unici, iturbe sta dimostrando di aver bisogno di molto tempo per esprimere le sue grandi qualità che fino ad ora si sono viste solo a sprazzi.
Nelle partite vi è sempre l'impressione che la Roma non sia presente nell'area avversaria, soprattutto con le ultime panchine di destro. Molto possesso palla, tecnico si, ma in quelle poche volte che l'area è stata attaccata a dovere la si butta sempre dentro (vedi totti al derby e destro contro il Palermo, solo per citarne alcune).

In fine la situazione Destro è davvero spiacevole da osservare, il ragazzo è forte e segna sempre. La Roma storicamente ha sempre avuto bisogno di una prima punta, per di più italiana, così e invece si sta andando incontro alla sua cessione (probabilmente a giugno). Una situazione che apparentemente non sembrava dovesse intaccare le prestazioni della squadra e invece le cose stanno cambiando in termini di coesione e voglia di vincere del gruppo.

Garcia deve ritrovare quella rabbia nei giocatori e il prima possibile altrimenti la Juventus prenderà il largo, prima del previsto!

lunedì 19 gennaio 2015

Il compasso d'oro???

Un po di mesi fa un blog de “La Repubblica” ospitava un post abbastanza sugoso in cui, detto in estrema sintesi, una giornalista criticava le analisi di un’altra critica al “Premio Ubu”, premio teatrale istituito da Franco Quadri ventiquattro edizioni fa: una delle più attese, uniche, trasversali, prestigiose occasioni di festa per il teatro d’arte. Il post si intitolava: “Premi teatrali. Abbasso l’Ubu.Viva l’Ubu” e difendeva le ragioni di parzialità dei premi, di minoritarietà dei premiati e di “obliquità” dei giurati, rispetto a una scientificità irreclamabile per definizione per il campo artistico. Come dire che se di “scienza” si può parlare rispetto a questo e altri premi – e lo dice il nome stesso dell’Ubu derivato dall’opera di Alfred Jarry – sarebbe “la scienza delle soluzioni immaginarie (epi-metafisica)”.
La stessa controversa natura “patafisica” fa parte da sessanta anni del “Compasso d’oro” – istituito da Adi (Associazione per il Design Industriale), ideato da Giò Ponti e sostenuto per i primi dieci anni da Rinascente -, affetto congenitamente da una analoga spinta destinata a sorprendere, emozionare il popolo del design. Anche il “Compasso d’oro” ha le sue regole – e non regole – che lo rendono non il migliore dei premi possibili (in fatto di scientificità, imparzialità, equità) ma il più importante e rappresentativo premio al design italiano, per ora.
Le non regole riguardano innanzitutto la giuria (che non segue una composizione prestabilita, eppure riflette in maniera abbastanza rispondente il panorama degli osservatori contemporanei del design); poi le categorie dei premi (che pur suddivisi per servizi, prodotto, design della persona, design del lavoro, etc. non chiedono un numero esatto di conferimenti per categoria); l’età dei premiati (che a parte il “premio alla carriera” e la “targa giovani”, che vanno evidentemente ai poli dell’attività professionale di maestri e studenti, mette insieme designer di tutte le età ed esperienze); e infine il numero totale dei premi da assegnare, che va da 10 a 20, a discrezione dei giurati, con l’invito però a tenersi alti perché da qui (dai premi e dalle menzioni) proviene la cassa di Adi: chi vince paga insomma (mentre gli editori e le scuole, per esempio, sono sollevati per fortuna dal pagamento) con un limite evidentemente importante per i piccoli che non si possono permettere non tanto l’iscrizione, ma a quel punto la vittoria.
A maggio, al cospetto dell’assessore alla cultura di Milano, della presidente uscente di Adi, di quello entrante, e di una folla di pubblico mai sufficientemente previsto e quindi mal distribuito nei posti a sedere, si è tenuta finalmente l’attesa premiazione rivolta ai progetti degli ultimi 3 anni di aziende e designer italiani (ammessi anche in duetto rispettivamente con designer o aziende straniere). L’elenco dei vincitori, lo troverete qui quando lo pubblicherà Adi. I 20 premi – una rivista, 5 lampade, un tavolo, un libro, un allestimento, una poltrona, una serie di accessori per tavola, un congelatore, una giacca sportiva, uno scarpone da sci, una moto, una macchina, una porta, un sistema di tombini, una finestra (credo), un trattore – oltre a confermare i muscoli nel design delle grandi aziende coinvolte (come Ferrari e Ducati), e decretare l’ingresso di nuovi marchi accanto a quelli storici in declino (assenti le storiche aziende di mobili e casalinghi), raccontano uno spaccato in qualche modo rivelativo del design contemporaneo e del nostro Paese, in cui tornano a essere premiati aspetti come quello della performance, della funzione, dell’ingegnerizzazione e dell’intelligenza anche tipologica. Aspetti magari non immediatamente riconoscibili con la storica e benamata tradizione del design italiano, ma evidentemente oggi ritenuti più urgenti nella risposta di design, a lungo colmata dai mobili e casalinghi della storia italiana. Dal cuore al cervello dell’Italia, insomma.
Alle emozioni per fortuna si torna in finale, coi “Compassi d’oro alla carriera”: dall’outsider campano:Riccardo Dalisi al maestro della grafica Italo Lupi, da Dieter Rams (gli elettrodomestici Braun per dirne una) a Richard Sapper (già vincitore di 10 “Compasso d’oro” nel tempo per altrettante storiche icone del design italiano), da Giorgio Armani al Salone Satellite fino a… Apple (che azienda italiana non è...).